Dal calore di Mocha Mousse al silenzio di Cloud Dancer, cosa ci racconta davvero il Pantone 2026
- Giulia Gavanelli
- 15 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Nel mio ultimo articolo parlavo di Mocha Mousse, il Pantone 2025, un colore caldo, avvolgente, materico. Un tono che richiamava la terra, il bisogno di comfort, la voglia di spazi accoglienti e rassicuranti.
Il Pantone 2026, invece, cambia completamente registro, con il colore Cloud Dancer, un bianco morbido, leggero, quasi sospeso. Noto un passaggio netto: dal pieno al vuoto, dal calore al silenzio, dalla materia alla sottrazione....una scelta che ha fatto discutere, ho letto sui social che molte persone hanno reagito con perplessità: “Ci hanno tolto anche i colori” anche se Pantone, descrive Cloud Dancer, come un bianco “arioso”, capace di trasmettere calma e pace in un mondo sempre più frenetico; pensato per offrire chiarezza, ordine, respiro.
Personalmente, da interior designer, il bianco non è un colore che amo in modo istintivo. Perché da solo, non ha carattere. È una scelta che può diventare fin troppo facile, soprattutto quando viene usata per non esporsi, per non scegliere davvero.
Ma il punto non è se il bianco piaccia o meno, ma come viene usato.
Nel progetto d’interni, il bianco non è mai davvero neutro, è uno sfondo che amplifica. Un silenzio che rende ogni dettaglio più evidente.
Se utilizzato senza pensiero, il bianco appiattisce, se progettato con consapevolezza, invece, diventa uno strumento potentissimo per far emergere:
le texture delle superfici
la matericità delle ceramiche
il dialogo tra luce naturale e artificiale
i contrasti tra pieni e vuoti
In questo senso, Cloud Dancer può essere interpretato come un invito a spostare l’attenzione sulla qualità delle scelte, sui dettagli.
Se Mocha Mousse parlava di emozione immediata, Cloud Dancer chiede qualcosa in più, intenzione e progetto.
Un bianco funziona solo quando è accompagnato da:
materiali che raccontano una storia
superfici che reagiscono alla luce
dettagli che parlano delle persone che abitano lo spazio
È qui che il design smette di seguire una tendenza e inizia a diventare personale.
Forse il messaggio del Pantone 2026 non è “togliere colore”, ma ridare valore alle scelte. Usare il bianco non per semplificare, ma per rendere tutto il resto più leggibile, più autentico, più nostro.
E come spesso accade nel mio lavoro, non esistono colori giusti o sbagliati in assoluto; esistono persone, spazi, abitudini, luce, contesto.
Il vero progetto nasce lì, non da un colore dell’anno, ma da ciò che vogliamo raccontare attraverso i nostri spazi.
Se stai pensando a come usare il bianco, o qualsiasi altro colore, nella tua casa, senza affidarti solo alle mode, posso aiutarti a trasformare una tendenza in una scelta davvero tua.






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